
Eh, siamo quasi alla pazzia.
C'è chi studia per fare una cosa e il suo lavoro è fare quella cosa. Qualunque essa sia.
Capita agli avvocati, ai medici, agli ingegneri. Così dicono, almeno.
Poi c'è chi studia qualcosa per cui o ci sono troppe applicazioni o ce ne sono troppo poche, oppure vanno integrate, oppure non servono a niente. Oppure c'è troppa gente con le stesse caratteristiche, oppure c'è qualche motivo -che per ragioni politicamente corrette non si dice ma si tiene bene in considerazione- che impedisce che tu possa andar bene.
Allora, prendi qualche libro e cominci a imparare qualcos'altro: un giorno è informatica, un giorno grafica, un giorno la robaccia sugli enti locali. L'ultima? L'Europrogettazione.
Ma alla fine dei giochi, a furia di voltarsi di qua e di là alla ricerca di uno sbocco verso qualcosa_basta_che_sia, e non verso quel che si vorrebbe, cosa resta?
[...] (questo è un bel silenzio carico di pathos)
Parlando di cose serie... Posso fare la fornaia?
Se davvero siamo destinati a diventare tutti dei poveracci (già lo siamo, ma andiamo lo stesso a Sharm El Sheik) perché da questa crisi non si uscirà facilmente, la cosa che ci aiuterà di più sarà mangiare il pane, perché anche se è poco riempie bene la pancia.
Fare il pane mi piace. Metti insieme una serie di ingredienti poveri e a basso costo, li impasti e poi aspetti che crescano insieme, dopo che sono diventati una cosa nuova e unica. La cosa bella è che se prima queste cose ti si attaccano alle mani creando una sensazione spiacevole, quando hai in mano la palletta lievitata restano pulite e la palletta è piacevole al tatto, resta insieme ma è malleabile, è morbida ma solida.
E quando la palletta è lievitata, con il calore diventa una cosa buona da mangiare.
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